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[Information on the exhibition: Alvaro and Martina, among runes and chocolate bars on the ground floor]

On the date at the time it was held. And it lasted.
Perhaps in this case it doesn’t really matter, for “I” is timeless and placeless.
“I” is a solo show by the single artist Alvaro Urbano.
“I” is a solo show for the individual Martina, the only person who was allowed to see Alvaro’s work.
Martina chose one of forty chocolate bars, the winning one, containing the golden ticket, just as happened to Charlie with his longing to visit the Chocolate Factory. The prize draw, organised by Treti Galaxie, was held at the foot of the ‘Mole Antonelliana’, distributed among those who had booked a chance to take part in the inauguration of the exhibition.
On entering the Willy Wonka Elevator, inside the ‘Mole’, the journey began for the only viewer to go right up there, above Turin. The chocolate wrapper in her hands immediately became a map thanks to the runes found in Journey to the Centre of the Earth, faithfully reproduced by the artist; atavistic, almost magical symbols, used in the novel by Jules Verne in order to descend down towards the heart of the planet.
Two directions, two journeys, two stories, two worlds crossing over.
Two people, Alvaro and Martina, united by the work displayed at the top of Antonelli’s ‘vertical dream’, up where the tourists cannot reach, where a steep and narrow spiral staircase leads up to the new exhibition curated by the duo Matteo Mottin and Ramona Ponzini.

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I (Installation View) (2016), Alvaro Urbano, Mole Antonelliana, Courtesy the artist

 

[Supplementary information: free thoughts, sensations fleeing at high altitude]

The limit. What is the limit? The main definitions present it as a line that marks, signals, determines, traces and so on. There is always a clear reference to a subdivision: and so it goes without saying that there is something within the limit, in safety, in the known part; and something else – what? –  beyond, but who knows where.
With this approach, Treti Galaxie returns to the Turinese panorama as “a limit in movement”, proposing at the same time an exhibition to the limit and the limit to the exhibition: an exploration that embraces and shakes both form and contents with a new process, full of allegories, inserted on tiptoe into the symbol of the Piedmontese capital.
This is an exhibition which climbs up as far as can be reached, and which is shown to the only person who can see it: we are at the limit of practical difficulties and potential viewing opportunities. Nevertheless, at the same time the exhibition takes on the task of de-monstràre (lat.) a broadening of the confine, of space, of the expositional availability of an artist in his relationship with the audience and the venue.
With “I”, Treti Galaxie thus continues in its experimentation: while first it was the undefined confine between observer and the observed, addressed by Valerio Nicolai through his curious Zebra finches; then it was the delicate blur between life and death, interpreted by Michele Gabriele and Alessandro Di Pietro following in the footsteps of Titian and Giorgione; today it’s Alvaro in a dialogue with Martina, along a line.
On this third appointment, the limit thus takes shape: it’s a straight line, an “I” of course. A line which is the stylised representation of a person, but just one. It’s up to Martina to take control of the situation. A line which is also one of the three primordial elements that define the very fundaments of the form so dear to Kandinsky, at the heart of the evolution between the dot and the surface.
The course of the future is thus concretised by making room, or rather volume, or at least forever retraceable to a new linear analogy, shifting the verticality of the ‘Mole’: as in a modern-day version of Journey to the Centre of the Earth, the viewer crosses the Cinema Museum in flight, shifting between a physical and a metaphysical journey as the altitude increases and her oneiric perceptions are coupled with elements of vertigo. The closer the point of arrival comes, the more the climax takes shape in the legs, which go wobbly, and the gaze seeking out solid ground. After reaching one extreme up there, one attempts to measure the distance from its opposite point with one’s gaze so as to have cognisance of it, to put that excess into proportion with another point of reference: and it is just then that the desire to return emerges…

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I (Installation View) (2016), Alvaro Urbano, Mole Antonelliana, Courtesy the artist

 

One moment more, an instant, staring at the “I”, the highest rune.
Stasis.
It’s like a pendulum at the start of its swing, about to unleash its energy in the ensuing movement.

A step is all that’s needed to go down slightly.
Equilibrium.
And what if it were two steps? Might the descent be said to have started?
Linger.

Once down, again among the runes, a backwards spiral for the descent.
Gravity.
It’s like a pendulum in mid-swing, charging along at top speed.

Picking up Ariadne’s thread, retracing the crumbs dropped by Tom Thumb, in order to make one’s way home, without getting lost in the world.
Feet on the ground.


[Informazioni sulla mostra: Alvaro e Martina, tra rune e tavolette al pianterreno]

 In data alle ore si è tenuta. Ed è durata il tempo di.
Forse in questo caso non importa nemmeno, poiché “I” è senza luogo e senza tempo.
“I” è una mostra personale, del singolo artista Alvaro Urbano.
“I” è una mostra personale, per la singola Martina, unica persona che ha potuto vedere il lavoro di Alvaro.
Martina ha realmente scelto una tra le quaranta tavolette di cioccolato, quella giusta, contenente il biglietto dorato, così come accadde a Charlie nel desiderio di visitare la fabbrica di cioccolato: l’estrazione, organizzata da Treti Galaxie, si è tenuta ai piedi della Mole Antonelliana, tra quanti erano riusciti a prenotarsi per partecipare all’inaugurazione della mostra.
Entrando nell’ascensore di Willy Wonka, all’interno della Mole, è iniziato il viaggio dell’unica spettatrice salita lassù, sopra Torino: tra le mani l’incartamento della cioccolata, che diventa subito una mappa grazie alle rune di Viaggio al centro della Terra fedelmente riportate dall’artista; simboli atavici, quasi magici, utilizzati nel romanzo di Jules Verne per scendere invece laggiù, verso il cuore del pianeta.
Due direzioni, due viaggi, due storie, due mondi che si incrociano.
Due persone, Alvaro e Martina, unite dal lavoro allestito nella sommità del sogno verticale di Antonelli, là dove i turisti non possono arrivare, là dove una stretta e ripida scaletta a chiocciola conduce alla nuova mostra firmata dal duo Matteo Mottin e Ramona Ponzini.

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I (Installation View) (2016), Alvaro Urbano, Mole Antonelliana, Courtesy the artist

 

[Informazioni supplementari: liberi pensieri, sensazioni sfuggite ad alta quota]

Il limite. Cos’è il limite? Dalle principali definizioni viene presentato come una linea che demarca, segna, determina, traccia e via dicendo. E’ sempre presente un riferimento chiaro a una suddivisione: quindi va da s’è che ci sia qualcosa al di qua del limite, al sicuro, nella parte nota; e qualcos’altro – cosa? –  anche di là, ma chissà poi dove.
Con questo approccio ritorna nel panorama torinese Treti Galaxie, come “un limite in movimento”, proponendo contemporaneamente una mostra al limite e il limite di una mostra: un’esplorazione che abbraccia e scuote forma e contenuto con un processo nuovo e ricco di allegorie, inserito in punta di piedi nel simbolo del capoluogo piemontese.
Si tratta di una mostra che si inerpica fin là dove si può arrivare, e che si mostra all’unica persona che la può vedere: siamo al limite della difficoltà pratica e della fruibilità possibile.
Al tempo stesso però la mostra si assume il compito di de-monstràre un ampliamento del confine, dello spazio, della disponibilità espositiva di un artista nel suo rapporto con pubblico e luogo.
Con “I” Treti Galaxie porta quindi avanti la propria sperimentazione: se prima era l’indefinito confine tra osservatore e osservato, affrontato da Valerio Nicolai tramite i curiosi diamantini; poi era la delicata sfumatura tra vita e morte, interpretata da Michele Gabriele e Alessandro Di Pietro sulle orme di Tiziano e Giorgione; oggi è Alvaro in dialogo con Martina, su una linea.
In questo terzo appuntamento il limite prende forma, è una linea dritta, una “I” appunto. Una linea che è la rappresentazione stilizzata di una persona, solo una. Tocca a Martina farsene carico. Una linea che è anche uno dei tre elementi primigeni che definiscono proprio i fondamenti della forma cara a Kandinskij, trovandosi nel cuore dell’evoluzione tra punto e superficie.
Il corso del divenire si concretizza perciò facendosi spazio, anzi volume, tuttavia sempre riconducibile a una nuova analogia lineare sposando la verticalità della Mole: e in un’odierna versione di Viaggio al centro della terra la spettatrice attraversa in volo il Museo del cinema alternandosi in un viaggio fisico e metafisico via via che aumenta l’altitudine e percezioni oniriche si accompagnano a cenni di vertigini.
Più si avvicina il traguardo, più il climax prende corpo nelle gambe che invece si fanno molli; lo sguardo cerca la terra ferma. Raggiunto un estremo, lassù, si cerca di misurare con lo sguardo la distanza dal suo opposto, per averne contezza, per relativizzare quell’eccesso rispetto a un altro punto di riferimento: ed è in quel momento che nasce il desiderio di tornare..

Ancora un attimo, un istante, ad osservare “I”, la runa più alta.
Stasi.
E’ come un pendolo all’inizio della sua corsa, in procinto di scaricare l’energia nel moto seguente.

Basta un passo per ridiscendere leggermente.
Equilibrio.
E se fossero due i passi? Potrebbe dirsi di aver iniziato la discesa?
Indugio.

Ora giù, di nuovo tra le rune, spirale al contrario per la discesa.
Gravità.
E’ come un pendolo a metà dell’oscillazione, corre al massimo della sua velocità.

Riprendere il filo d’Arianna, ripercorrere le briciole di Pollicino, per tornare a casa, senza perdersi nel mondo.
Piedi per terra.

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I (Installation View) (2016), Alvaro Urbano, Mole Antonelliana, Courtesy the artist

Giovanna Repetto

Giovanna Repetto is a curator based in Torino. She completed her MA in Visual arts and curatorial studies at NABA, Milan, in 2016. Curator of Palco, a project for an untraceable gallery, and Immaginario, a census through pictures. She collaborates with Dolomiti Contemporanee, as contributor, and ATPdiary, as editorial assistant.

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